Fusione Hera-AcegasAps: non chiamateli più Servizi Pubblici Locali

ottobre 7, 2012 No Comments

Siamo contro questa fusione perchè è contro l’esito referendario e radicalizza l’indirizzo della quotazione in Borsa e della presenza di soggetti finanziari nel settore dei Servizi Pubblici Locali.

Siamo contro questa fusione perché non c’è stato alcun dibattito pubblico: lavoratori e cittadini vengono lasciati all’oscuro e la richiesta di partecipazione dei comitati viene avvertita da Hera e AcegasAps come un ronzio fastidioso.

Siamo contro la fusione perchè da che mondo e mondo le fusioni significano esuberi di personale e licenziamenti dei lavoratori: ovviamente non avverranno subito ma dopo un anno o due quando nessuno parlerà della cosa. E’ sempre avvenuto così quando si tratta di aziende già pubbliche e poi privatizzate.

La fusione è un processo privo di democrazia che esautora le istituzioni democraticamente elette, il processo è sostanzialmente determinato dall’iniziativa del management, col consenso informato di pochissimi esponenti delle pubbliche amministrazioni; la maggioranza dei consigli comunali e dei sindaci è chiamata a ratificare ex-post la decisione già presa – evidentemente con un preventivo avvallo del gotha politico-governativo. In futuro questo sarà il metodo decisionale di prassi, i cittadini ed i territori saranno sempre più estromessi, con la sospensione della possibilità di realizzare processi democratici.

Il patto di sindacato dei soci pubblici resterà al 51%, ma la componente dei comuni Emiliano Romagnoli scenderà al 42% circa. Continua il processo di   diluizione   nella   governance    dei comuni dell’Emilia   Romagna, e di pari passo    aumenterà il potere del management, del governo centrale e   delle istituzioni finanziarie private che oggi determinano le politiche     della Cassa Depositi e Prestiti, del    mercato finanziario sia nella forma degli azionisti privati, sia come fornitori di credito. Sempre più nelle mani della speculazione finanziaria. Come se ciò non bastasse il   managament di Hera Spa ha confezionato e consegnato ai Consigli Comunali una proposta di delibera relativa alla modifica dello Statuto del gruppo che sancisce di fatto la parificazione del Fondo Strategico Italiano agli Enti Locali nel Patto di Sindacato di Hera, preparandone   così l’ingresso al posto dei Comuni stessi in una delle prossime vendite di quote azionarie a cui i Comuni saranno “obbligati” dalle difficoltà finanziarie,    causate anche dal Governo   con l’assoggettamento al   Patto di   Stabilità Interno. La modifica dello statuto prevede   infatti all’art. 7   che il 51%   della proprietà   di Hera Spa NON debba più essere saldamente in mano SOLO agli Enti Locali (Comuni, Province   o Consorzi di essi)   ma veda   anche la presenza di   “altri Enti o Autorità Pubbliche”. Un modo per anticipare l’entrata futura del FSI addirittura   nel capitale   azionario soggetto   al Patto di Sindacato,   ovvero nella   quota vincolata   al   possesso da parte del Pubblico del 51%. 

Ma il Fondo Strategico Italiano NON può essere parificato ad un Ente Locale. NON ha alcun legame con le Istituzioni locali, NON è espressione della volontà dei cittadini di cui quelle Istituzioni sono garanti, NON ha alcun legame con il territorio.

Come saranno i SPL dopo la fusione? È facile prevedere che le bollette continueranno ad aumentare, non caleranno le perdite idriche, diminuiranno invece investimenti e manutenzione, e aumenterà invece il debito accumulato: 2 miliardi e 800 milioni di € dopo la fusione e saranno i cittadini a dover pagare.

Inoltre la preannunciata riorganizzazione aziendale si muoverà in direzione di una spinta di divisionalizzazione (specializzazione), cancellando le caratteristiche di multiutility e le Strutture Operative territoriali, minando ulteriormente il radicamento territoriale, a favore di uno spostamento dei poteri al centro. Di questa operazione soffriranno gli utenti, gli enti locali e i lavoratori. E allora non chiamateli più Servizi Pubblici Locali, che dopo questa operazione di fusione non saranno niente di tutto questo!

 

Ma qualcosa si muove: i comuni in queste settimane stanno mostrando inquiedtudine nella fase di votazione della delibera di fusione, e non tutti sono d’accordo. Se in alcuni casi la fusione ha subito un’approvazione a strettissima maggiora, altrove è stata bocciata – comuni di Formigine (MO), San Portico e San Benedetto (FC), Premilcuore (FC) e Rocca San Casciano (FC) Predappio e a Civitella di Romagna (FC), Porretta Terme (BO) – mentre a Bologna e San Lazzaro si teme per la tenuta della maggioranza.

E a Ferrara? Lunedì 8 ottobre alle 15,30 il consiglio comunale vota, mobilitiamoci! Diciamo NO all’ennesimo tentativo di mercificazione dei servizi idrici!

Si scrive acqua, si legge democrazia.

Comitato Acqua Pubblica di Ferrara

Congiuntamente Sinistra Ecologia e Libertà, Italia dei Valori, Ecologisti – Reti civiche – Verdi europei, Federazione della Sinistra, Usb (Unione Sindacale di Base)

Comunicati stampa, copertine, primopiano

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