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Garantismo

Il testo del saggio di Franco Corleone per il libro "Sinistra senza sinistra" edito da Feltrinelli

[10/12/08] - italia - - - Franco Corleone -

”Respingere quello che con disprezzo viene chiamato garantismo è un errore di incalcolate conseguenze. Se al simbolo della bilancia si sostituisse quello delle manette saremmo perduti irrimediabilmente.” Leonardo Sciascia

Nell’anno di grazia 2008 la sola parola “garantismo” rischia di essere considerata alla stregua di una bestemmia alla pari del “laicismo”. Chi fa uso di tale termine o si proclama garantista non solo è guardato con sospetto ma rischia di essere messo al bando dalla società dei benpensanti in quanto filo terrorista, amico dei mafiosi o quanto meno sovversivo. Nella migliore delle ipotesi un utopista, cioè poco meno o poco più di uno stupido. La sinistra in tutte le sue componenti, dal 1989 o meglio da Mani pulite fino alla disfatta delle elezioni dell’aprile 2008 ha perduto la sua innocenza, smarrendo un vocabolario ricco di evocazioni dei diritti e delle libertà, a favore di un livido giustizialismo che prometteva illusoriamente galera per i corrotti: in realtà realizzando le condizioni per una stretta autoritaria per tutti. Non solo si è cancellata ogni ambizione di egemonia, ma ci si è acconciati ad accettare le priorità di una agenda politica decisa dagli imprenditori della paura e addirittura a fare propri gli slogan tradizionali della destra, dalla “sicurezza” alla “legge ed ordine”. Non ci si è resi conto che in Italia la democrazia e lo stato di diritto poggiavano su basi assai fragili. Perfino la vittoria popolare nel 2006 nel referendum per bocciare la riforma della Costituzione del governo Berlusconi non fu per nulla valorizzata e non costituì la base per il cambiamento. Come nel 1996, anche dieci anni dopo, il governo Prodi non comprese la necessità di rialzare la bandiera del diritto penale minimo e mite e di mettere al primo posto la riforma del Codice Penale, che avrebbe dovuto ispirarsi a principi fondamentalmente diversi da quelli dello stato corporativo e fascista del Codice Rocco del 1930: riscrivendo i reati gravi per la società del nuovo millennio (persona, ambiente, criminalità organizzata, economica e informatica) e depenalizzando i comportamenti devianti, di disturbo sociale, in vista di sanzioni alternative finalizzate alla riparazione e alla reintegrazione sociale. Non solo non si è fatto quanto già si sarebbe dovuto fare subito dopo la Liberazione, ma ci si è fatti stritolare nella tenaglia tra una campagna securitaria fondata sulla percezione del falso e una offensiva mediatica assolutamente inedita per potenza di fuoco. La risposta impotente e subalterna dei “pacchetti sicurezza” (prima con Fassino ministro della Giustizia nel 2001, poi con Amato ministro dell’Interno nel 2007) ha codificato la menzogna divenuta verità nel senso comune, dando forza e autorevolezza alla destra più becera. Si è così legittimata, fino a diventare senso comune, l’opinione perversa che un furto, uno spinello e uno scippo siano delitti più gravi delle stragi mafiose, degli scandali Cirio e Parmalat, delle razzie finanziarie dei “furbetti del quartierino”, dei Ricucci e dei Coppola. La vicenda dell’indulto varato nell’estate del 2006 ha assunto contorni davvero emblematici. Poteva essere l’occasione per rappresentare un’idea di convivenza non vendicativa, per indicare un futuro a una società atomizzata che ha bisogno di nuovi legami, di solidarietà profonde, di inclusione non retorica; si è invece consentito che si manifestasse l’orgia dell’antipolitica, con la invocazione plebea della certezza della pena. Un’altra storia è stata rivelatrice del nuovo clima e della trasformazione antropologica della sinistra. Mi riferisco alla teorizzazione (e poi alla inflessibile messa in pratica) dell’ostracismo per gli ex terroristi di sinistra, in particolare con il veto per la candidatura al Parlamento di Sergio D’Elia già deputato e animatore dell’associazione Nessuno tocchi Caino e della campagna internazionale per la moratoria della pena di morte. In precedenza ripetutamente era stata avanzata con durezza la richiesta di riduzione al silenzio di Sergio Segio e Susanna Ronconi, impediti e contrastati anche nelle proprie attività lavorative. Tutti e tre con un passato in Prima Linea, il gruppo che già nel 1983 chiuse con la lotta armata, sciogliendosi e consegnando le armi rimaste all’arcivescovo di Milano e che nel 1987, in un congresso del Partito Radicale, testimoniò la propria convinta adesione alla nonviolenza. La classe politica della Prima Repubblica promosse la legge sulla dissociazione dal terrorismo negli anni ancora caldi per le tragedie laceranti: vent’anni dopo, non solo i Gasparri di turno, ma anche il Partito Democratico rinnegano quella vittoria della democrazia e il senso profondo dell’articolo 27 della Costituzione. Si è assistito ad una involuzione del diritto poiché sull’altare dell’opportunismo si è affermata una concezione della pena come ritorsione: quel simbolico “fine pena mai” dovrà essere assolutamente respinto e sanato. E’ il segno di un profondo arretramento culturale e civile di un paese incattivito, che non si ribella di fronte alle misure odiose del “pacchetto sicurezza” dei ministri Alfano e Maroni, alle impronte ai bambini rom, alle aggravanti di pena per i reati compiuti dagli zingari. Dal codice di stampo etico si è passati al codice di matrice etnica. E’ sintomatico che la protesta più estrema sia rivolta alla norma salva premier (mentre si manifesta accordo per le misure contro la criminalità minore rivendicandone la paternità) e non si denunci lo stravolgimento del patto sociale e delle ragioni della convivenza. La logica dell’emergenza, come d’altronde il sonno della ragione, producono mostri: si è contrapposto il principio di legalità a quello del garantismo. Parlare oggi di garantismo significa non solo rivendicare i diritti di libertà, ma proporre una teoria del diritto che sostenga “la resistenza individuale agli ordini dell’autorità che tenta di violarli”, come scriveva il grande giurista Santi Romano. Soprattutto, il garantismo si colloca sul fronte della promozione dei diritti sociali presenti nella nostra Costituzione ma che per divenire concreti ed esigibili richiedono azioni politiche e sociali determinate. Cioè a dire, l’affermazione dei diritti civili e sociali serve per declinare un welfare rivolto non alla difesa di interessi corporativi, ma a promuovere cittadinanza solidale e a costruire un nuovo patto sociale. Solo così si potrebbe replicare all’ondata di proibizioni e divieti che la destra diffonde a partire dal terreno dei cosiddetti temi eticamente sensibili. Basti ricordare i limiti moralistici e antiscientifici posti alla fecondazione assistita con la legge 40, il boicottaggio clericale del referendum sulla stessa legge 40 da parte del Vaticano, le minacce di cancellare, giusto nel trentennale, la “180”, la legge Basaglia che chiuse la vergogna dei manicomi. Dopo avere letto fiumi di intercettazioni telefoniche che offrono lo spaccato di un mondo impotente che sogna corpi femminili da possedere grazie al potere, ci aspettiamo la proposta di penalizzare la prostituzione in nome del decoro urbano e della rispettabilità piccolo borghese. Sono lontani gli anni in cui sul “manifesto” e sui Quaderni Piacentini, Rossana Rossanda e Angelo Bolaffi contestavano i limiti del garantismo politico (salvando solo il cosiddetto “garantismo giuridico”) a cui replicavano Luigi Ferrajoli e Romano Canosa: correva l’anno 1979 nel momento dell’inchiesta padovana del 7 aprile del giudice Calogero e l’ordinanza di rinvio a giudizio per i teorici dell’Autonomia Operaia da parte del giudice Achille Gallucci. Ora siamo di fronte al compito che appare davvero improbo – giocare la carta del possibile contro quella del probabile − di ricostruire nel Paese un senso comune non forcaiolo. A partire dalla cancellazione della sinistra dal Parlamento. Una condizione storicamente inedita. Questo risultato, definito uno tsunami, non ha in verità nulla di improvviso e nulla di riferibile a un accidente della natura, ma è il frutto di una lunga teoria di errori dei partiti del centro-sinistra e della stessa sinistra estrema. Certo il sigillo finale è stato posto da Walter Veltroni che in un delirio di onnipotenza ha raggiunto non l’autosufficienza ma la solitudine, a prezzo della cancellazione delle forze socialiste, comuniste e ambientaliste, non innocenti sul piano del rigore culturale e politico ma non così colpevoli da meritare la pena di morte. Un disegno irresponsabilmente “criminoso” aggravato dall’esaltazione dell’Italia dei valori di Antonio Di Pietro che già nel nome rappresenta una deriva di destra. Il Partito democratico ha scelto di privilegiare come solo alleato apparentato (con i vantaggi previsti dalla legge elettorale) un partito che nei due anni di governo si era distinto per la contrarietà all’indulto, la bocciatura della commissione di indagine sui misfatti della polizia durante il G8 a Genova e la contrarietà all’istituzione del garante dei diritti dei detenuti. L’8 settembre della sinistra - questa mi pare davvero la definizione più calzante dello stato di marasma che ha colpito i responsabili della sconfitta - richiede la capacità di rileggere un lungo periodo di storia abbandonando riti consolatori, ipocrite autocritiche e accuse al destino cinico e baro. Occorre una seria assunzione di responsabilità e una scarnificante riflessione per evitare che il dominio della destra duri anni e anni con un consenso di massa favorito da un mix di demagogia e populismo. La questione della giustizia non può essere lasciata nelle mani di Berlusconi. Non si può rimanere sulla difensiva, ad esempio sulla politica delle droghe. Dal 1990 ad oggi, dalla legge voluta da Craxi fino a quella imposta da Fini, oltre mezzo milione di giovani sono stati segnalati ai prefetti per uso di canapa subendo odiose sanzioni amministrative e centinaia di migliaia di giovani sono stati arrestati e messi in prigione per violazione di una legge criminogena, che considera reato un atto senza vittima, scontando almeno duecentocinquantamila anni di galera. Di fronte a una tale persecuzione di massa, non si comprende come non vi sia stata ancora una rivolta! La spiegazione è semplice. Il diritto è diventato il surrogato della religione: al posto del diritto laico si è sostituita una concezione morale del diritto per cui è la legge a stabilire il Bene. Non stupisce quindi come di fronte a un sovraffollamento delle carceri dovuto a leggi ingiuste che perseguitano tossicodipendenti, immigrati e poveri, vi sia un consenso trasversale per la costruzione di nuove galere da cui, a causa delle nuove norme sulla recidiva e alla minacciata abrogazione della legge Gozzini che aveva dato un po’ di speranza ai senza voce, si rischierà di non uscire più, realizzando una sorta di ergastolo bianco. Nessuno ha denunciato la vera e propria pulizia etnica che nel corso di poche tornate elettorali ha visto scomparire i garantisti dal parlamento. Non può essere stato un caso che siano stati epurate figure come Luigi Saraceni, Salvatore Senese, Ersilia Salvato, Guido Calvi, Elvio Fassone, Pietro Carotti, Sandro Battisti e Luigi Manconi per citare solo alcuni nomi. La scomparsa della sinistra ha cancellato persone impegnate come Marco Boato, Giuliano Pisapia, Giuseppe Di Lello, Maria Luisa Boccia e Giovanni Russo Spena; anche a destra si sono licenziati personaggi scomodi come Alberto Simeone, Francesca Scopelliti e Alfredo Biondi.
La decimazione è stata scientemente perseguita in funzione di un disegno politico che voleva privilegiare il terreno della semplificazione mediatica, dell’immagine fatua, della compromissione senza principi e far prevalere la logica dell’emergenza continua. Il garantismo non era sufficientemente “nuovo”, era legato al valore della cultura, al culto del rigore di stampo azionista, magari giacobino, certo non giro(to)ndino. Ciarpame da buttare in nome della modernità. Poche anni fa si è assistito al crollo rovinoso della prima Repubblica, di un regime che appariva consolidato da mezzo secolo di esercizio del potere, da alleanze interne e internazionali fortemente strutturate, da un sistema consociativo rafforzato da un sistema di valori condivisi e ora constatiamo impotenti il sorgere di un nuovo regime fondato sull’omologazione degli stili di vita e dei comportamenti dettati dalla televisione commerciale, pubblica o privata che sia. Salvatore Senese, un illustre giurista vittima della normalizzazione sopra denunciata, nelle conclusioni degli Stati Generali sulla giustizia organizzati dai Ds a Napoli nel 1998, affermava che non si potevano mettere contenuti riformatori in otri vecchi e indicava con nettezza una linea di riforma civile ineludibile. L’Italia ha bisogno di ritrovare le ragioni per tenere assieme nord e sud, giovani e vecchi, uomini e donne. La disintegrazione è dietro l’angolo se non si sceglie la dimensione dei diritti, delle libertà, del garantismo, della giustizia. La sinistra deve smettere di navigare a vista e di produrre tempeste in un bicchiere d’acqua. Dopo anni di calviniana bonaccia, pare troppo ambizioso proporre la riforma della società e della politica. E delle relazioni umane. Una proposta che non abbia paura di parole come felicità e bellezza. Siamo realisti. Vogliamo l’impossibile! Da dove cominciare? Forse sarebbe significativo partire dalla richiesta della grazia ad Adriano Sofri, negata in questi due anni proprio come prezzo a un imbarbarimento del clima politico e a una perdita di umanità. Non tanto per lui, ma per noi. Nel senso di tornare ad uno stile sobrio e severo in una Italia terra del pentitismo e dei voltagabbana. Forse è tempo di prendere sul serio lo sforzo di Zapatero di elaborare una originale cultura politica del socialismo dei cittadini fondata sulla teoria della libertà e del governo (il repubblicanesimo di Philip Pettit). La canzone-inno dell’ultimo congresso del Psoe, Defender la alegria, indica una strada non cupa per battere l’antipolitica dando il potere ai cittadini, capaci di autogoverno in una Repubblica di tutti.

Franco Corleone
Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Firenze
già Sottosegretario alla Giustizia

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Ultimo aggiornamento 02.09.2009 18:51
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