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Marcos sui fatti di Atenco
22 Maggio 2006 Parole della Commissione Sesta dell'EZLN per l'atto pubblico
"Donne senza paura. Tutte siamo Atenco"
[24/05/06] - mondo
- - - Marcos Subcomandante -
Donne: istruzioni per il montaggio?
Parole della Commissione Sesta dell'EZLN per l'atto pubblico
"Donne senza
Paura. Tutte siamo Atenco"
Buona notte.
Il mio nome è Marcos, Subcomandante Insurgente Marcos.
Per quelle che conoscono lo zapatismo forse non sarà necessario
spiegare che
cosa faccio qui, in un atto di donne e per le donne.
Indubbiamente non sono solo donne e basta, ma donne che hanno deciso di
alzare la loro voce per protestare contro le aggressioni che, da parte
della
polizia, hanno subito, e stanno subendo ancora, altre donne a partire
dai
giorni 3 e 4 maggio del 2006, in San Salvador Atenco, nello Stato di
Messico,
nella Repubblica Messicana.
Sono, in tutti i sensi, donne senza paura.
Il mio nome è Subcomandante Insurgente Marcos e sono, tra il resto, il
portavoce dell'EZLN, un'organizzazione a maggioranza indigena
che lotta per
la democrazia, la libertà e la giustizia per il nostro paese che si
chiama il
Messico.
Come portavoce dell'EZLN, attraverso la mia voce, hanno voce gli
altri e le
altre che ci formano, che ci danno viso, parola, cuore.
Una voce collettiva insomma.
In quella voce collettiva c'è la voce delle donne zapatiste.
E con le nostre voci e con il nostro ascolto, ci sono anche i nostri
sguardi,
le nostre luci ed ombre zapatiste.
Mi chiamo Marcos e tra i multeplici difetti individuali che ho, a volte
con
cinismo e disinvoltura, c'è quello di essere uomo, maschio.
Come tale, devo caricarmi, e non poche volte inalberare, una serie di
prototipi, di luoghi comuni, di evidenze.
Non solo per quello che spetta a me ed al mio sesso o genere, ma anche
e
soprattutto per ciò che che si riferisce alla donna, al genere
femminile.
Ai difetti che mi definiscono individualmente, qualcuno aggiungerebbe
quelli
che abbiamo come zapatisti, ad esempio quello di non perdere ancora la
capacità di stupirci, di meravigliarci.
Come zapatisti ci affacciamo a volte ad altre voci che sappiamo altrui,
estranee e tuttavia, simili e nostre lo stesso.
Voci che stupiscono e meravigliano il nostro ascolto con la loro luce
e con
la loro ombra.
Voci, per esempio, di donne.
Dal collettivo che ci dà viso e nome, passo e cammino, ci sforziamo di
scegliere dove dirigere l'ascolto ed il cuore.
Cosicché ora scegliamo di sentire la voce delle donne che non hanno
paura.
Si può ascoltare una luce? E se così fosse, si può ascoltare
un'ombra?
E chi sceglie, come noi oggi, di mettere l'ascolto ed anche il
pensiero ed il
cuore, per ascoltare quelle voci?
Scegliamo. Scegliamo di star qui, di ascoltare e di farci eco di
un'ingiustizia commessa contro delle donne.
Scegliamo di non aver paura di ascoltare chi non ha avuto paura di
parlare.
La brutalità esercitata dai malgoverni messicani in San Salvador Atenco
i
giorni 3 e 4 maggio, e che si estende ancora fino a questa notte contro
le
detenute, in particolare la violenza contro le donne, è ciò che ci
convoca.
E non solo. Questi malgoverni con la loro azione pretendevano di
mietere
paura ed ora invece risulta che non è così: stanno mietendo
indignazione e
rabbia.
In un giornale di questa mattina, uno dei personaggi che, insieme a
Vicente
Fox ed al suo gabinetto, si inorgoglisce per "l'applicazione
dello Stato di
Diritto", il signor Peña Nieto, presunto governatore dello Stato
di Messico,
dichiara che ciò che è avvenuto ad Atenco era stato pianificato.
Se è così, allora le picchiate, le detenute illegalmente, le aggredite
sessualmente, le violate, le uniliate, avevano pianificato, tra il
resto, di
essere donne.
Dalle testimonianze di queste detenute senza paura che sono le nostre
compagne, sappiamo che sono state aggredite come donne, violentate nel
loro
corpo di donna.
E, per ciò che sappiamo anche dalla loro parola, questa violenza sul
loro
corpo ha provocato piacere ai poliziotti.
Il corpo della donna preso con violenza, usurpato, aggredito per
ottenere
piacere.
E la promessa di quel piacere su quei corpi di donna, è stato
l'allegato al
comando ricevuto dai poliziotti di "imporre la pace e
l'ordine" in Atenco.
Sicuramente per il governo, sono loro, le donne di Atenco, che hanno
deciso
di avere un corpo di donna e, con estrema perversità, hanno pianificato
che
quel loro corpo fosse bottino di guerra per le "forze della
legalità".
Il signor Fox, governante federale del "cambiamento" e dello
"Stato di
Diritto", alcuni mesi fa ci ha chiarito che le donne sono
"lavatrici a due
zampe".
È che per lassù in alto, queste macchine di piacere e di lavoro che
sono i
corpi delle donne, includono le istruzioni di montaggio che il sistema
dominante assegna loro.
Se un essere umano nasce donna, durante la sua vita deve percorrere una
strada che è stata costruita proprio per lei.
Essere bambina. Essere adolescente. Essere una donna giovane. Essere
adulta.
Essere matura. Essere anziana.
E non solo dalle prime mestruazioni alla menopausa. Il capitalismo ha
scoperto che nell'infanzia come pure nella vecchiaia si possono
utilizzare
come oggetti di lavoro e piacere, e per l'appropriazione e
l'amministrazione
di quegli oggetti abbiamo da tutte le parti "Gobers Preziosi"
ed impresari
pedofili.
La donna, dicono lassù in alto, deve camminare per la vita implorando
perdono
e chiedendo il permesso di e per essere donna.
Ed andare per una strada piena di filo spinato.
Una strada per la quale bisogna andare strisciando, con la testa ed il
cuore
raso terra.
Ed anche così, nonostante si seguano le istruzioni di montaggio,
continuare a
raccogliere graffi, ferite, cicatrici, colpi, amputazioni, morte.
E cercare la responsabile di quei dolori in se stessa, perché nel
delitto di
esser donne è compresa la condanna.
Nelle istruzioni di montaggio della merce "Donna", si spiega
che il modello
deve tener sempre la testa bassa, che la sua posizione più produttiva è
in
ginocchio, che il cervello è prescindibile e, non poche volte, la sua
inclusione è controproducente, che il suo cuore deve alimentarsi di
frivolezze, che il suo coraggio deve basarsi sulla concorrenza contro
il suo
stesso genere per attirare il compratore, quel cliente sempre
insoddisfatto
che è l'uomo, che la sua ignoranza deve continuare ad essere
alimentata per
garantire un miglior funzionamento, che il prodotto ha capacità di
automantenimento e migliora (e per questo c'è un'ampia gamma di
prodotti,
oltre ai saloni ed ai laboratori di idraulica e di vernice), che non
deve
solo imparare a ridurre il suo vocabolario al "sì" e
"no", ma, soprattutto,
deve imparare quando è giusto dire quelle parole.
Nelle istruzioni di montaggio del prodotto chiamato"Donna"
c'è la garanzia
che terrà sempre la testa bassa.
E che, se per qualche difetto di fabbricazione involontario o
premeditato,
qualcuna alza lo sguardo, allora l'implacabile falce del Potere le
mozzerà il
posto del pensiero e la condannerà a camminare solo come se essere
donna
fosse qualcosa per cui bisogna chiedere scusa e per cui bisogna
chiedere
permesso.
Per rispettare questa garanzia ci sono governi che suppliscono alla
loro
mancanza di cervello con le armi ed il sesso dei loro poliziotti e, non
basta, quegli stessi governi hanno manicomi, prigioni e cimiteri per le
donne "decomposte" irrimediabilmente.
Una pallottola, una manganellata, un pene, una sbarra, un giudice, un
governo
ed infine, un sistema mette alla donna che non chiede scusa né
permesso,
un'insegna che recita "Fuori Servizio. Prodotto Non
Riciclabile".
La donna deve chiedere permesso per essere donna e le è concesso solo
se lo è
secondo quanto indicato dalle istruzioni di montaggio.
La donna deve servire l'uomo, seguendo sempre quelle istruzioni,
per essere
assolta dal delitto di essere donna.
Nella casa, nel campo, nella strada, nella scuola, nel lavoro, nei
trasporti,
nella cultura, nell'arte, nel divertimento, nella scienza, nel
governo, 24
ore al giorno e 365 giorni all'anno, da quando nascono fino a che
muoiono, le
donne affrontano questo processo di montaggio.
Ma ci sono donne che l'affrontano con ribellione.
Donne che invece di chiedere il permesso, impongono la loro esistenza.
Donne che invece di implorare perdono, esigono giustizia.
Perché le istruzioni di montaggio dicono che la donna deve essere
sottomessa
e camminare in ginocchio.
E, tuttavia, alcune donne fanno la marachella di camminare erette.
Ci sono donne che rompono le istruzioni del montaggio e si alzano.
Ci sono donne senza paura.
Dicono che quando una donna avanza, non c'è uomo che retroceda.
Dipende, dico io dal mio machismo reloaded, mescola di Pedro Infante e
José
Alfredo Jiménez.
Dipende, per esempio, se l'uomo sta di fronte alla donna che avanza.
Il mio nome è Marcos, ho il difetto personale di essere uomo, maschio e
la
virtù collettiva di essere quello che noi siamo, quelle che noi siamo:
zapatiste.
Come tale, come tali, confesso che mi stupisce e meraviglia vedere una
donna
alzarsi e veder saltare, a pezzi, le istruzioni del suo montaggio.
È tanto bella una donna in piedi che dà brividi solo al guardarla.
Ed ascoltare è questo, imparare a guardare...
Salute a queste donne, alle nostre compagne detenute ed a quelle qui
riunite.
Salute al loro non aver paura.
Salute al valore con cui ci contagiate, alla convinzione che ci
trasmettete:
che se non facciamo niente per cambiare questo sistema siamo suoi
complici.
Dall'Altra Città del Messico
Subcomandante Insurgente Marcos
Messico, maggio 2006
P.S. CHE DOMANDA: Che punizione si meritano i governanti, i comandi ed
i
poliziotti che hanno attaccato così le donne, le nostre compagne? Che
punizione si merita il sistema che ha trasformato l'essere donna in
un
delitto? Se restiamo zitti, se guardiamo da un'altra parte, se
lasciamo che
la brutalità poliziesca in Atenco rimanga impune, chi sarà salvo? Non è
allora elementare giustizia la libertà di tutte le prigioniere e di
tutti i
prigionieri di Atenco?
(traduzione del Comitato Chiapas di Torino - www.ipsnet.it/chiapas)
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