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Discorsi iniziali dell'EZLN
[30/11/05] - mondo
- - - EZLN -
Parole d'inizio dell'EZLN
alla seconda riunione preparatoria per L'Altra Campagna
Organizzazioni indigene e popoli indios
Sabato 13 agosto 2005
Comunità Javier Hernández
Parole di benvenuto del Comandante Gustavo.
Buongiorno a tutti e a tutte. Benvenuti fratelli e sorelle indigene di
tutto
il Messico. A nome dei miei compagni comandanti del Comitato Clandestino
Rivoluzionario Indigeno - Comando Generale dell'Esercito Zapatista
di
Liberazione Nazionale, ringrazio tutti i popoli indios del Messico che
sono
venuti qui, in questo posto, rispondendo all'invito della Sesta
Dichiarazione della Selva Lacandona.
Salutiamo tutti e tutte le organizzazioni indigene che si trovano qui
con
noi. Siamo qui per ascoltare la vostra parola, per informare il
villaggio
dove stiamo per lavorare e gli altri del Comitato Clandestino
Rivoluzionario. E vi ricordiamo di rispettare gli accordi col villaggio
fino
dove si può andare, per i servizi ed a lavarvi. Speriamo che siate
contenti,
anche se vi abbiamo accolto poveramente, ma siamo molto felici con voi.
È
tutto per oggi. Passiamo la parola alla comandante Kelly.
Parole di benvenuto della Comandante Kelly
Buongiorno a tutte e a tutti. A nome delle mie compagne comandanti del
Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno - Comando Generale
dell'
Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, diamo npstro più cordiale
benvenuto a tutte le donne dei popoli indios del Messico. Ci auguriamo
tutte
come donne di avere il diritto di partecipare, a fare qualsiasi tipo di
lavoro; il diritto di governarci e di organizzarci come donne. Devono
rispettare la nostra cultura, le nostre lingue come donne quali siamo.
Impariamo a lottare insieme, a camminare per avere la forza di fare i
nostri
lavori. Esigiamo che rispettino i nostri diritti come indigene. Per
questo
stiamo lottando per le tredici rivendicazioni. Per questo stiamo
organizzando la Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, per camminare
insieme. Speriamo che siate contenti e allegri. Noi siamo qui per
ascoltare
le vostre parole e le vostre opinioni. È tutto. Grazie mille.
E diamo anche la parola al compagno Subcomandante Insurgente Marcos.
E diamo anche la parola al compagno Subcomandante Insurgente Marcos.
Buongiorno. Siate tutti benvenuti. Chiediamo per favore ai ragazzi e
alle
ragazze della stampa che rimangano al loro posto e che non interrompano,
perché poi litigate. Rispettiamo il lavoro di tutti e vi chiediamo
anche di
rispettare la riunione.
Chiediamo ai fratelli che sono convocati a questa riunione:
organizzazioni
indigene, popoli indios e persone e organizzazioni che accompagnano la
loro
lotta di alzarsi per favore. Vi chiediamo di ricordare due fratelli che
sono
morti e che dal '94, e perfino da prima, erano nella lotta per i
popoli
indios. Si tratta del fratello Efrén Capiz, dei compagni e delle
compagne
dell'Uni?n de Comuneros Emiliano Zapata de Michoacán e del fratello
Pedro de
Haro, maracame dei fratelli wixaricari, dei huicholes. Chiediamo un
minuto
di silenzio compagni (.)
Grazie compagni.
Bene compagni e compagne che venite da varie parti della repubblica e da
varie organizzazioni indigene. Per prima cosa vogliamo parlarvi di
questo
posto dove siamo. Prima dell'insurrezione del '94 questa era un
latifondo.
Si chiamava San Juan. Il latifondista faceva lavorare i braccianti,
faceva
loro ripulire i prati per farci i pascoli e diceva loro che non li
avrebbe
pagati finché non vedeva il lavoro fatto. Quindi i fratelli ripulivano i
prati, ma il latifondista tardava a venire e, quando arrivava, la
sterpaglia
era di nuovo cresciuta. Allora diceva: no, non avete ripulito bene. E
non li
pagava ed erano giornate e giornate di lavoro e di inganni per non
pagarli.
Questo era quello che il latifondista faceva loro. Siccome non
c'era acqua,
i compagni dovevano fare dei pozzi per poter prendere l'acqua. Il
latifondista non permetteva loro di camminare sui campi ed alla fine
permise
solo loro di passare per un dirupo. Inoltre li lasciava senza acqua e li
trattava pure come animali, anzi peggio che animali, perché neanche gli
animali ci passavano per quel dirupo. Proibì alla gente del posto di
attraversare il suo terreno e dette l'ordine ai mandriani di
inseguire la
gente del villaggio che passava sul suo terreno, ossia che passava di
lì.
Voi potete vedere come nel villaggio ci siano molti maiali. A volte
entravano nel terreno del latifondo. I mandriani allora prendevano i
maiali,
li uccidevano e se li mangiavano. E non c'era né indennizzo né
niente.
Nel 1994, il primo di gennaio, il latifondista fuggì. La finca rimase
lì in
sospeso in attesa di vedere a quali accordi si arrivava col governo.
Alla
fine gli Accordi di San Andrés non vennero rispettati e la Commissione
Agraria del Municipio Autonomo Ribelle Zapatista, il municipio qui
accanto
che si chiama Francisco G?mez, divise la terra fra i contadini senza
terra
di vari villaggi e gli mise il nome di Javier Hernández. Javier
Hernández
era un compagno di qui di Carmen Pataté, sergente delle Milizie
dell'EZLN
che sparì nei combattimenti di Ocosingo nel gennaio del '94. È uno
dei vari
compagni che pensiamo siano morti e che sono apparsi nelle prime foto
del '
94 con uno sparo alla testa. L'esercito federale non ha mai detto
quello che
è successo con questi compagni. Da allora è scomparso. Noi pensiamo che
sia
morto nel combattimento e che il suo corpo sia stato seppellito in una
fossa
comune. Questa è la storia del posto dove siamo, compagni. Siate quindi
benvenuti. Il nome, vi ricordo, è Javier Hernández. Era un latifondo,
ora è
proprietà dei contadini.
Vi spieghiamo come è il formato di questa riunione, compagni.
Inizialmente
parliamo noi, spieghiamo più o meno alcuni punti della Sesta che forse
sono
rimasti in sospeso, e poi ci fermiamo un po'. Dopo, la seconda
volta che ci
riuniamo, dieci o quindici minuti dopo, allora ascoltiamo la vostra
parola,
il vostro pensiero, quello che portano le organizzazioni e i popoli
indios e
le organizzazioni che sostengono, che hanno aderito alla Sesta
Dichiarazione. Sappiamo che ci sono altri osservatori, gente che è
arrivata.
Siete benvenuti, ma vi chiediamo di rispettare la parola di coloro che
già
sono d'accordo perché è con loro che lavoreremo.
Bene, quindi, per cominciare, vi voglio raccontare una storia.
Dato che questa è la riunione dei popoli indios e delle organizzazioni
indigene, allora tentiamo di parlare nel nostro modo, tra indigeni, tra
popoli indios. Ed un po' si tratta della storia che raccontano i
nostri
antenati maya, di come incominciò tutto il mondo.
Allora dicono che - raccontano i nostri antichi - all'inizio non
c'è niente
e poi il mondo comincia a camminare, inizia a camminare quando appare la
parola. Ma non è che la parola appaia così, la parola - dicono gli
antichi -
incomincia a pensarsi da se stessa, dentro - dicono - inizia a
riflettere.
Per mezzo della parola, i primi dei, quelli che hanno formato il mondo,
incominciano a consultarsi tra di loro, si parlano, si mettono
d'accordo e
si riflettono.
Ed allora, dato che sono già d'accordo, si uniscono, uniscono il
loro
pensiero ed è così che il mondo si mette a camminare. Così incominciò
tutto,
con la parola che si pensa dentro, cioè che si riflette nel cuore che è
lo
specchio dentro, per guardarci così come siamo. E poi dopo c'è
stata la
parola che s'incontra con l'altra parola.
Non litigava la prima parola, non vuole dominare, non vuole vincere
l'altra
parola e questo è perché la prima parola che esce incontra una parola
che è
come se fosse sua sorella, perché è uguale anche se è differente. Cioè
ha la
stessa radice, è ramo o è foglia dell'albero del mondo. Cioè la
prima parola
non era sola, ma c'era un'altra parola e - secondo questo
pensiero che è
quello dei nostri antichi maya - il mondo incomincia a nascere quando
quella
prima parola e quella seconda parola si incontrano e non discutono, ma
si
trovano e si mettono d'accordo perché si rispettano mutuamente e si
parlano
e si ascoltano.
Allora c'è accordo, perché la parola prima non nasce sola, ma ha
l'udito e
con l'udito, ascoltando, è così che cominciano a crescere le prime
parole
perché si mettono d'accordo e le prime parole che
s'incontrarono, si misero
d'accordo e prima pensarono il mondo e dopo lo fecero. Cioè non è
che si
misero a fare subito il mondo coi suoi fiumi, le sue montagne, i suoi
animali, la sua notte, il suo giorno, il suo sole, la sua luna ed il suo
mais, i suoi uomini e le sue donne: le prime parole prima pensarono e
dopo
fecero.
Però poi risulta che è saltato fuori qualcuno che dice d'essere
migliore
degli altri e che vuole comandare, vuole avere di più e di meglio degli
altri e così quello che vuole comandare di più, allora ruba agli altri,
toglie loro ciò che hanno a forza, toglie ciò che è degli altri, ciò che
hanno, cioè - come si dice - li spoglia, il che vuole dire che toglie
loro
ciò che possiedono. Ed allora dato che li domina e domina anche il loro
lavoro, li spoglia di ciò che producono, cioè - come si dice - li
sfrutta. E
così nacque quello che ha di più e meglio. Non nacque perché arrivò, ma
grazie allo spogliamento ed allo sfruttamento e lì è iniziato - come si
dice - il problema, perché come è saltato fuori chi vuole dominare e
domina,
è anche saltato fuori chi non si lascia dominare. E così la storia del
mondo
è la storia di questa lotta, tra quelli che vogliono dominare per
imporre la
loro parola ed il loro modo, togliendo le ricchezze agli altri, e
quelli che
non si lasciano dominare, cioè che si ribellano.
E questi che si ribellano - e si chiamano ribelli - non è che vogliano
essere loro quelli che dominano, ma vogliono che tutti siano uguali
senza
che ci sia chi ha di più e chi di meno. Senza che ci sia chi ha perché
ruba
e sfrutta e chi non ha perché lo derubarono e lo sfruttarono. Questi
ribelli
vogliono che noi siamo rami e foglie dell'albero del mondo, ognuno
al suo
posto e a modo suo. Questo è quello che raccontano i nostri antenati
maya.
Gli indigeni maya che per primi popolarono queste terre. E questo modo
si
andò trapassando ai loro figli ed alle figlie, ai nipoti ed alle nipoti
e
così da un tempo all'altro, cioè - come dicono - da una generazione
all'
altra, e rimase così il modo tra gli indigeni maya che hanno vari nomi
e la
cui casa va dallo Yucatan e dal Guatemala, a Campeche, Tabasco,
Quintana Roo
e anche qui al nostro stato che è il Chiapas.
Allora ciò che è successo è che ci è rimasto il modo - come dicono - ed
allora dato che noi zapatisti - che siamo chiamati pure neozapatisti,
cioè
che siamo come degli zapatisti nuovi - abbiamo pure noi quel modo ossia
prima pensiamo dentro di noi al mondo che bisogna fare e dopo tiriamo
fuori
la parola e cerchiamo altre parole sorelle e cerchiamo se c'è
accordo
parlando ed ascoltando e così la parola si fa man mano grande ed il
mondo
che pensiamo anche lui si sta facendo grande. Ma non ci è toccato
oramai il
principio del mondo, ci è toccato che c'è chi spoglia e sfrutta e
c'è chi si
ribella e vuole la liberazione ed allora abbiamo scelto di stare dalla
parte
di quelli che lottano per la libertà, dalla parte di quelli che sono
dominati e sono derubati e sono sfruttati.
Così dato che la storia è questa, i compagni e le compagne delle
organizzazioni indigene la conoscono già perché l'abbiamo percorsa
insieme
già per un buon tratto. Ed insieme abbiamo visto che bisogna unirci e
metterci d'accordo e così è nato il Congresso Nazionale Indigeno -
così si
chiama. E si sono fatti accordi e marce e mobilitazioni e coloro che
comandano e dominano non hanno voluto riconoscere la nostra parola, su
come
siamo. Così ognuno è tornato a pensare e sono nate nuove lotte per
presentare il nostro modo, anche se le leggi dei ricchi non lo
riconoscono,
e questo perché speriamo che i fratelli e le sorelle che arrivano da
altre
parti, di altri popoli indios e di altre organizzazioni indigene ci
parlino
un po'.
Quindi quello che è successo fino ad ora compagni e compagne è che
abbiamo
guardando verso lalto, verso i governanti per vedere se ci
riconoscevano, ma
abbiamo visto che non è successo. Allora abbiamo spostato lo sguardo
verso il
basso, perché labbiamo visto chiaramente che se guardiamo verso lalto
non
ci sono risposte buone; ci sono soli inganni, bugie, burle e disprezzo,
che è
quello che abbiamo ricevuto dai partiti politici che ora si stanno
disputando
la presidenza della repubblica: il Partito Rivoluzionario
Istituzionale, Il
Partito di Azione Nazionale e il Partito della Rivoluzione Democratica.
Non abbiamo guardato verso il basso velocemente, ma ci siamo soffermati
a
guardare, ascoltare, a sentire colui che cammina in basso. Allora,
abbiamo
visto che ovunque cè gente come noi. A volte indigeni e a volte non
indigeni
che sono fottuti come noi, come si dice, sfruttati. Ma abbiamo anche
visto
che non si arrendono, che lottano, ossia che si ribellano e, siccome ci
siamo
soffermati a guardare, abbiamo visto che lì ci sono pensieri che si
chiamano
di sinistra, che è il modo in cui si definisce chi vuole che finisca lo
sfruttamento e che cambino le cose per il bene di tutti, non come ora,
che
solo alcuni hanno.
Compagni e compagne dei popoli indios e delle organizzazioni indigene,
più o
meno è così come vogliamo spiegarvi quello che è successo in tutto
questo
tempo. Come abbiamo già spiegato, abbiamo fatto molti progressi insieme
a
voi, principalmente con voi. Cè stata molta gente in Messico e nel
mondo che
ci ha appoggiato, ma con voi abbiamo sentito che eravamo la stessa cosa
e che
insieme dovevamo lottare per i nostri diritti. Disgraziatamente, i
politici
non hanno ascoltato. Noi non aspetteremo più di vedere se ora
impareranno o
se ora ascolteranno. Pensiamo che dobbiamo fare unaltra cosa, perché
se non
la facciamo non ci sarà più casa per tutti, come diciamo noi, cioè La
Patria.
Allora abbiamo pensato di prendere questo pensiero della Sesta
Dichiarazione
per unirci con molti altri popoli ancora, con molta gente insomma, che
è
fottuta e che si sta ribellando e abbiamo pensato nella nostra analisi
che
bisogna fare unaltra cosa, come abbiamo detto. Ma non è più come
prima,
compagni, ossia che lEZLN tira fuori uniniziativa e poi si vede chi
la
segue e chi no. Noi nella Sesta abbiamo detto che faremo unaltra
campagna ed
abbiamo invitato tutti ad aderire, abbiamo invitato le organizzazioni
politiche di sinistra, che non siano però registrate, cioè che non
stiano
pensando a chi sarà il presidente della repubblica. E allora abbiamo
detto:
cercheremo unaltra cosa. Perciò in queste riunioni che stiamo facendo
(ora
vi informerò di quello che è successo nellaltra riunione di modo che
lo
immagazziniate nei vostri pensieri). Dopo la fine di queste riunioni,
il 16
settembre, che sarà lultima dove ci riuniremo tutti, allora lì, fino a
lì e
non oltre noi staremo qui di fronte e voi ci ascoltate e noi vi
riceviamo e
voi venite. Ma a partire da quella data noi vi consegniamo tutto.
Finisce il
fatto che lEZLN è colui che convoca e, quindi, tutti noi che ci siamo
messi
daccordo, ci metteremo daccordo su ciò che segue: su dove ci
riuniremo, su
chi sarà a dare la parola, su come si organizzeranno i temi. A partire
da
quel momento, diciamo noi, non sarà più lEZLN che convoca e che
aggrega, ma
chi convoca saranno tutte le organizzazioni e le persone ed i gruppi ed
i
collettivi che sono daccordo con questo percorso.
Quindi, compagni e compagne, non bisogna disperarsi se ci sono molte
parole o
se sembra che non ci sia accordo. Perché mancano ancora molte riunioni,
devono ancora venire i fratelli delle organizzazioni sociali, quelli
delle
organizzazioni non governative, artistiche, scientifiche, culturali e
le
persone individuali, che sono molte. Ora vi informo velocemente.
Dunque compagni, come procede la Sesta. Ora, al dieci di agosto, di
organizzazioni politiche ce ne sono 48 che aderiscono alla Sesta. Il
primo di
agosto erano 30, ossia hanno aderito altre 18. Di organizzazioni
indigene ce
ne erano 32, ora ce ne sono 60. Di organizzazioni sociali ce nerano
47, ora
ce ne sono 58. Di organizzazioni non governative, collettivi e gruppi
ce
nerano 210, ora sono 248. Di singoli cerano 690 persone, ora sono
895.
Ossia, si procede a poco a poco. In base a come si andrà chiarendo la
parola,
che è quello che cerchiamo, vediamo se aderiranno altre persone ancora.
Oppure alcuni diranno di no, non è la mia strada, è meglio se vado per
unaltra strada. Così è come procede ora compagni e compagne.
Bene, vi stavo parlando di come abbiamo analizzato ciò che è successo
dopo la
legge indigena, dopo che i partiti politici non lhanno appoggiata.
Quindi
abbiamo pensato che siamo arrivati fino a lì con la sola lotta
indigena,
compagni. Stiamo perciò invitandovi perché abbiamo camminato insieme
tutti
questi dodici anni per i diritti e la cultura indigena e con questo
continueremo, ma ora pensiamo che dobbiamo unirci ad altre lotte, con
le
lotte dei lavoratori della città e della campagna. Perché speriamo che,
dopo
tutte quelle lotte che abbiamo visto in questi quattro anni, forse
possiamo
fare un accordo e cominciare a camminare insieme. Il problema è questo:
vogliamo parlarvi chiaro.
Voi sapete qual è la storia di questo paese. Noi indigeni, siamo venuti
su
bene per caricare, per lavorare e per lottare. Sempre che ci sia un
movimento: la Guerra di indipendenza per esempio, la Rivoluzione, la
guerra
contro la Francia, la resistenza con gli Stati Uniti, tutto questo.
Quelli
che pagano di più e i più decisi ed i più duri sono sempre gli
indigeni. Ma
quando tutto finisce, sono quelli di cui nessuno ricorda. Per questo
vediamo
allora che si succedono movimenti, rivoluzioni, cambiamenti e per i
popoli
indios non succede niente, tutto continua uguale. Come se ci usassero
per un
periodo e poi non servite più fino alla prossima.
Allora quello che pensiamo è che dobbiamo assicurarci bene il nostro
posto,
quello che, come indigeni, abbiamo conquistato e che non dobbiamo
perdere in
nessun modo. Come EZLN ciò che abbiamo fatto in tutto questo tempo di
lotta è
che, alla fine di tutto, anche se ci distruggono, rimanga qualcosa per
i
popoli indios che ci hanno appoggiato.
Ora compagni ci uniremo con molte organizzazioni. Se siete daccordo.
Organizzazioni di sinistra, organizzazioni che lavorano con operai, con
contadini, con gli abitanti della città, con molta gente. Nessuno
rispetterà
il nostro posto se non siamo noi a farlo rispettare. Per questo stiamo
invitando in particolar modo organizzazioni e popoli indios, perché in
questa
altra campagna e nella Sesta facciamo, ora sì, una squadra a parte, a
parte
dagli altri. Non per litigare né niente di tutto ciò, ma per lavorare,
però
insieme, sia lEZLN che le vostre organizzazioni staremo sempre
attenti, che
non si dimentichi unaltra volta, come in altre lotte del nostro paese,
il
lavoro dei popoli indios e le sue richieste ed i suoi diritti. Se non
facciamo così, succede che poi si stabiliscono migliori salari, che va
bene,
alloggi degni, che va bene, tutto questo cioè, che sono le richieste
dei
contadini: crediti, appoggi per la campagna, che sono cose giuste e che
bisogna esigere. Però se alla fine rimangono ancora i nostri diritti
come
popoli indios, la risposta alla nostra cultura, alle nostre modalità,
se
rimangono unaltra volta da una parte
questo non possiamo permetterlo.
Dobbiamo tornare in ogni momento a pianificare, unaltra volta, con
questi
fratelli con i quali ci uniamo nella lotta, che a parte di tutto questo
per
cui lottiamo insieme, a parte, noi lottiamo come indigeni.
E allo stesso tempo, come ha spiegato qui la comandante Kelly, a parte,
anche
ci sono le donne. Così come le donne, allinterno dellEZLN, dicono: va
bene,
lottiamo come indigene, però a parte noi lottiamo per i nostri diritti
come
donne. Non possiamo permettere che in questo movimento che si sta
creando,
che sta nascendo e che noi vediamo che sta crescendo
anche se cè chi
dice
che siamo pagati da Salinas e da Madrazo e da Marta Sahagún, già avete
visto
i vestiti di Marta Sahagún che non ha potuto vendere, ora li stanno
vendendo
gli zapatisti, ma non si vendono comunque... Bene, questo è un altro
problema...
(tradotto da Elisa Puggelli)
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