L’acqua che non è in vendita

aprile 22, 2010 No Comments

Articolo da Estense.com.

Parte la campagna referendaria contro la privatizzazione del servizio idrico

Da domani, venerdì 23 aprile, parte in città la campagna referendaria “L’acqua non si vende”. La raccolta firme per il referendum contro la privatizzazione dei servizi di erogazione dell’acqua, è promossa dal comitato Acqua pubblica.

I tre quesiti referendari chiedono l’abrogazione di tutte le norme che hanno reso possibile la privatizzazione dell’acqua potabile in Italia: innanzitutto, fermare tale processo previsto per tutti i servizi pubblici di rilevanza economica; quindi, ripubblicizzare, favorendo la partecipazione di comitati di cittadini “operando – spiega Sergio Golinelli (Verdi) del comitato politico – secondo i principi della trasparenza e della partecipazione, antidoto efficace per migliorare la gestione pubblica dei servizi, evitando il rischio di lottizzazione del cda delle società”; e infine, eliminare i profitti dal bene comune acqua (i gestori li ottengono caricando sulle bollette un 7% a remunerazione del capitale investito).

IL DECRETO RONCHI. Lo scorso 19 novembre, il decreto Ronchi è stato convertito in legge, con voto di fiducia. Per il legislatore, l’entrata dei privati favorirebbe efficienza dei servizi, e consentirebbe investimenti per la modernizzazione delle reti idriche. Il portavoce del comitato promotore del referendum per l’acqua pubblica, Davide Scaglianti, definisce tale legge “un percorso di smantellamento del ruolo del soggetto pubblico che non sembra avere eguali in Europa”.

LA PRIVATIZZAZIONE. La nuova legge aumenta il peso del privato nella gestione dell’acqua. Oggi nelle multiutilities come Hera, il capitale privato è al 40%: entro il giugno 2012 dovrebbe salire al 60%, mentre al 70% entro fine 2015. Nel caso dei consorzi interamente pubblici, come il Cadf che gestisce il servizio di erogazione dell’acqua nel basso ferrarese, i privati dovrebbero invece entrare per almeno il 40% del capitale, ed acquisire tutte le competenze operative.

CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE. Scaglianti cita un pronunciamento di febbraio della Corte dei Conti, che chiarisce che l’ingresso dei privati nella gestione dei servizi idrici non ha, almeno sino ad oggi, portato reali benefici né in termini di investimenti né in termini di efficienza. Anzi, secondo il portavoce del comitato promotore per l’Acqua Pubblica, tale processo ha determinato “significativi aumenti delle bollette e una riduzione drastica degli investimenti per la modernizzazione degli acquedotti, della rete fognaria, degli impianti di depurazione”, poiché “il controllo pubblico diventa pressoché nullo nel momento in cui ci si trova dinanzi a forme giuridiche di diritto privato”.

Il portavoce del comitato estense sostiene con forza come occorra “affermare che un bene è pubblico se è gestito da un soggetto formalmente e sostanzialmente pubblico, nell’interesse esclusivo della collettività” e denuncia il rischio che la gestione in regime di monopolio dei servizi pubblici locali  “alimenti sacche di malaffare e fenomeni malavitosi: si tratta infatti – sostiene Scaglianti – di un grande business, e la criminalità organizzata dispone di quella liquidità che, ambisce ad essere “ripulita” attraverso l’attività d’impresa”.

L’approvazione del decreto Ronchi è, per l’attivista, “grave, nel merito e nel metodo: ha ignorato il consenso popolare (oltre 400.000 firme raccolte) che due anni fa si era raccolto intorno alla legge d’iniziativa popolare per l’acqua pubblica, promossa dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua”. Nel frattempo, ricorda, “cinque regioni hanno impugnato il decreto di fronte alla Corte costituzionale, lamentando la violazione di proprie competenze”.

La privatizzazione inoltre contribuisce a danneggiare la situazione dell’occupazione, secondo il portavoce del comitato di Ferrara: “Non solo è aumentata la precarizzazione, ma sono cresciute le esternalizzazioni”, sostiene.

UNA LEGGE ANTICOSTITUZIONALE. Scaglianti sostiene che tale legge sottopone i servizi pubblici essenziali locali alle regole della concorrenza e del profitto, “espropriando di fatto i cittadini dei propri beni e diritti: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità per poter parlare di condizioni accettabili di vita occorrono non meno di 50 litri d’acqua al giorno per ogni essere umano, ma nella nostra provincia sono già stati distaccati i servizi idrici (e del gas) a una cinquantina di famiglie”, non garantendo una soglia minima di servizio. Il decreto Ronchi “sembra allora porsi in contrasto con la Costituzione ed in particolare con i principi di eguaglianza, solidarietà e di coesione economico-sociale e territoriale”.

LA RACCOLTA FIRME. Il doppio appuntamento inaugurale per chiedere di restituire questo bene essenziale alla gestione collettiva e partecipativa, si svolgerà presso l’incrocio tra via Cisterna del Follo e viale Alfonso I d’Este, tra le ore 16 e le 19. A seguire, domenica 25, in occasione della festa della Liberazione, un banchetto sarà allestito ad hoc in piazza Trento e Trieste, e si avvarrà della collaborazione dell’Anpi. Ogni cittadino elettore potrà sottoscrivere la petizione anche in molte parrocchie, e presso mercati di piazza Travaglio e piazza Trento e Trieste, ogni lunedì e venerdì, fino al 4 luglio.

ISTANZE LOCALI. “Chiediamo coerenza – sostiene Elisa Corridoni (Rc) del comitato politico a sostegno della campagna – al sindaco, che nell’accordo pre-elettorale firmato con Irene Bregola, parlava di “accoglimento delle istanze già votate dal consiglio comunale di Ferrara sull’acqua quale diritto e bene pubblico””. In conclusione, Scaglianti ricorda come il comitato auspichi che sia votata in Consiglio comunale la modifica dello statuto, al fine di riconoscere l’acqua quale “bene comune, diritto inalienabile di ogni essere vivente, la cui proprietà, gestione ed erogazione costituisca attività di interesse generale priva di rilevanza economica”.

Alla presentazione della campagna referendaria, che si è svolta ieri mattina al Café de la Paix, erano anche presenti Giuliano Mascellani, coordinatore del comitato, e Tommaso Mantovani, di Medicina Democratica.

Rassegna Stampa, referendum

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